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Sviluppo e crisi di impresa, due facce della stessa medaglia

Nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza 2019

Prendendo spunto dal nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza 2019 (D.L. n. 14 del 12 gennaio 2019), attuativo della Legge n. 155/ 2017, pubblicato in GU il 14 febbraio 2019, cercherò di introdurre alcuni ragionamenti sul tema della crisi di impresa. La nuova Legge ha introdotto un sistema di procedure di allerta e di composizione assistita, finalizzate ad anticipare l’emersione dello stato di crisi aziendale e favorire la continuità aziendale. Il Sistema di Allerta è incentrato su alcuni indicatori atti a rilevare squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario e sarà obbligatorio per tutte le imprese dal 16 Marzo 2019.

Gli indici previsti sono: il rapporto tra flusso di cassa e totale dell’attivo, il rapporto tra patrimonio netto e totale del passivo e il rapporto tra oneri finanziari e ricavi. Non viene però fornita una soglia di riferimento per ciascun indice, in ogni caso il buonsenso porta a immaginare che la soglia di attenzione per i tre indici di cui sopra possa essere, il 10% nei primi due casi e la parità nel caso del terzo indice. Inoltre altri indicatori di crisi previsti dalla norma sono il fatto che l’azienda non paghi stipendi da oltre 60 giorni a oltre la metà dei dipendenti e che l’azienda non paghi la maggior parte dei fornitori da oltre 120 giorni.

Affrontare il tema dello sviluppo significa anche lavorare per prevenire o scongiurare la crisi di impresa. Sviluppo e crisi sono due facce della stessa medaglia, i due temi si influenzano a vicenda e qualsiasi impresa può conoscere periodi di forte sviluppo e momenti di grande crisi. L’idea di fondo che ha spinto il legislatore nel varare la nuova legge è che sia possibile costruire e rilevare indici di bilancio che possano individuare precocemente situazioni di potenziale crisi e per prevenire casi di default.

 

Analisi sulle cause della crisi di impresa

Per me questo tema dell’analisi di bilancio per individuare precocemente situazioni di potenziale crisi mi suona come un lavoro che rischia di non essere all’altezza delle aspettative e lasciare tutti un po’ scontenti. Perché qualsiasi indice di bilancio è sempre un’analisi sul passato dell’azienda e la sola lettura di questi indici non dice nulla sul perché quell’indice o insiemi di indici ha superata una certa soglia e, ancora meno, quale causa, ha portato a tutto ciò?

Tentare di concentrarsi sulle cause che hanno portato a valori non ottimali degli indici di allerta dovrebbe essere il vero tema di interesse delle imprese e degli imprenditori, deve essere quello di comprendere la causa primaria  per evitare di mettere in atto comportamenti (strategie di sviluppo) non corretti o rimediare, adottando strategie di sviluppo ottimali, tali da rimettere sulla giusta via l’impresa.

La vera prevenzione della crisi è un comportamento imprenditoriale virtuoso fecondo di sviluppo che segue un corretto stile di sviluppo dell’impresa. Se siamo d’accordo su questo allora è necessario parlare di questi comportamenti imprenditoriali.

Parlare di Strategie di sviluppo imprenditoriale significa anche comprendere le cause che formano il sottostante degli indici di allerta, ma per comprenderle correttamente è necessario dotarci di un modello di riferimento che possa spiegare tutto ciò. In letteratura ci sono diversi modelli che gli esperti di strategie chiamano – modelli di sviluppo strategico aziendale. In particolare, quello che mi convince di più si chiama – ciclo del significato dell’impresa.

 

Perché il modello del ciclo del significato dell’impresa?

Perché è uno dei pochi modelli conosciuti, o forse l’unico, che riesce a spiegarci due aspetti importanti che sono:

  • spiega per quale motivo, a parità di condizioni di mercato (ambiente), perché l’azienda (X) va bene e perché l’azienda (Y) va male. Mentre l’attuale modello competitivo più conosciuto (Porter) non riesce a farlo. Ricordo che il modello di Porter è relativo alle cinque forze competitive. Per inciso, con il termine “Competitor” Porter non intendeva riferirsi solo ai concorrenti, ma anche ad altre quattro forze competitive: i concorrenti potenziali, i clienti, i fornitori, e le tecnologie alternative. Porter prende in considerazione la descrizione dell’industry (mercato di riferimento) come “il centro”. Il punto fondamentale era il posizionamento all’interno dell’industry, definito come “posizionamento competitivo”. Poi l’industry(settore economico) aveva anche una sua evoluzione, ma questa era fuori dalla portata dell’impresa che doveva cercare di comprenderla, inseguendola il più velocemente possibile per adeguarvisi. Oggi i modelli più evoluti arrivano ad invertire le “dipendenze” perché considerano come “centrale” l’intensità e l’identità (significato) del mestiere che fa l’impresa. La struttura del settore economico è un concetto derivato perché dipende da questa definizione. Questo invertire le dipendenze, significa affermare la libertà e, quindi, la responsabilità dell’imprenditore nel costruire i diversi settori economici (industry), nel dare loro un senso sociale.
  • Riesce a correlare tra loro (in modo bi-univoco) i tre più importanti indici di bilancio che sono: Cash Flow, Margine di contribuzione e Fatturato con le strategie di sviluppo che l’impresa può adottare per crescere e svilupparsi.

Detto diversamente, con questo modello è possibile stabilire, preventivamente, se l’impresa produrrà più o meno cassa oppure più margine o fatturato. Per inciso, l’aumento della generazione di cassa è un indice importantissimo che dice molto sullo stato di salute dell’impresa.

 

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