Supply Chain Management


Cinque cause per un non corretto funzionamento della Supply Chain.


 

 

Negli ultimi anni, le Supply Chain delle aziende manifatturiere e distributive sono diventate sempre più complesse e disperse.

Tra le cause ci sono fattori generali quali:

  • la scarsa capacità di comprensione e analisi dei dati di mercato e, quindi, l’imprevedibilità dello scenario economico che ne deriva;
  • la globalizzazione dei mercati e l’impossibilità di governare così tante variabili;
  • la crescente pressione competitiva dovuta a una capacità produttiva che sotto forma di offerta sovrasta di parecchie volte la domanda.

Anche elementi più specifici per la logistica come:

  • la propensione a mantenere la progettazione del prodotto ed esternalizzare tutte le fasi realizzative;
  • l’aumento dei codici per andare incontro alle personalizzazioni;
  • la velocità di obsolescenza innescata a volte dagli stessi costruttori per spostare il bisogno dal modello vecchio a quello nuovo;
  • l’aumento grazie al Web del numero di spedizioni;
  • la diminuzione dei lead-time di consegna;
  • l’aumento delle informazioni da gestire e/o da trasmettere.

 

Nonostante questi fattori di criticità, una corretta gestione della propria Supply Chain risulta fondamentale per poter fornire un alto livello di servizio e creare vantaggio competitivo. Eppure sono molte le aziende – trasversalmente a tutti i settori merceologici, dal Retail all’Automotive, dall’Hi-Tech a quello militare – che si lamentano per la carenza di visibilità a monte e/o a valle o per la mancanza di controllo della catena.

Volendo riassumere i principali segnali che permettono di individuare una Supply Chain non correttamente funzionante, se ne evidenziano cinque:

 

1. Mancata focalizzazione sul cliente finale
Non è importante quale ruolo si giochi all’interno di questa partita: che si sia un produttore, un fornitore di materie prime, un co-packer o 4PL (Fourth Party Logistic Service Provider), se il cliente finale non acquista il prodotto, allora nessun attore della catena può considerarsi vittorioso.

Ciò che risulta, quindi, davvero fondamentale è capire e conoscere l’effettivo bisogno del cliente finale in tempo reale, per potergli fornire:

  • il prodotto giusto;
  • al momento giusto;
  • al giusto prezzo.

Anche per questo Internet effettua il foot-printing delle ricerche effettuate dai navigatori, al fine di tracciare e stimolare i loro bisogni.

 

 

2. Esecuzione di previsioni multiple
Una pratica standard all’interno delle Supply Chain tradizionali è quella di eseguire previsioni multiple, relative ad esempio alle vendite, alla produzione o agli approvvigionamenti. Tuttavia, ogni previsione in quanto tale, introduce un livello di imprecisione e di complessità nel sistema, generando risultati negativi, come ad esempio maggior probabilità di stock-out ed errori, oppure alti livelli di stock superiori alle necessità, piuttosto che basso livello di servizio.

In realtà, dunque, c’è solo una previsione irrinunciabile, che è quella legata direttamente al consumatore finale, aggiornata in tempo reale in base ai cambiamenti delle condizioni della domanda e dell’offerta. Oppure prodotti che mandati in produzione su una previsione, all’ultimo momento, quando la previsione s’è trasformata in un ordine, vengono personalizzate. Cosa che accade con le autovetture, dove la pianificazione della produzione avviene orientativamente su una percentuale delle richieste di preventivo di una determinata piattaforma, ma sarà solo l’ordine a personalizzare il tutto.

 

3. Impossibilità di vedere o influenzare la fornitura in tempo reale
Anche se fosse possibile capire e rispondere alla domanda dei consumatori, qualora non fosse così anche per il resto degli attori della Supply Chain significherebbe realizzare prodotti sbagliati in luoghi sbagliati.

Ogni elemento della catena, quindi, non dovrebbe vedere solamente la domanda finale, ma (almeno idealmente) anche i piani di approvvigionamento e i vari passaggi del prodotto lungo la catena stessa, in modo che sia chiaro a tutti come la domanda incontra l’offerta. In pratica, come se l’azienda del secolo scorso che ospitava tutte le funzioni al suo interno fosse “esplosa” nelle sue varie funzioni.

 

 

4. Mancanza di visibilità o capacità di risposta sulle questioni che interessano globalmente l’intera Supply Chain
Indipendentemente da quale attore detenga fisicamente lo stock del prodotto, piuttosto che da dove risiedano le informazioni, si può o, meglio, si dovrebbe essere in grado di visualizzare in tempo reale tutte le notizie relative alle spedizioni, alle scorte o a eventuali limiti di capacità. Non è possibile, infatti, risolvere un problema se non si ha la coscienza della sua esistenza.

Tuttavia, la sola capacità di percepire i problemi non servirebbe a nulla se non si fosse in grado di poter rispondere al problema stesso per poterlo superare. Per questo è fondamentale avere visibilità in tempo reale su tutte le informazioni relative all’intera Supply-Chain superando l’idea che possedere ma soprattutto trattenere le informazioni dia “potere”.

 

5. Incapacità di ri-pianificazione incrementale in tempo reale
Le condizioni della domanda e dell’offerta sono in costante evoluzione: è il motivo stesso per cui si dovrebbe avere coscienza che nel momento in cui si redige un piano diventa inesatto, e più passa il tempo, più diviene impreciso, semplicemente perché si gioca una partita in cui non si possono in nessun modo conoscere le decisioni dell’avversario, ma semplicemente di volta in volta si devono utilizzare tecniche adattive.

Risulta, dunque, necessario poter intervenire in tempo reale sui propri piani e regolarli in maniera incrementale, in modo da risolvere solo le tematiche che manifestano effettive problematiche, senza creare nervosismo su tutto il resto della catena accettando che esiste una normale variabilità per la quale qualsiasi tentazione di correzione retroattiva porterebbe solo danno.

Nelle moderne Supply Chain, il successo dipende in gran parte da ciò che avviene al di fuori delle proprie mura, per cui non basta essere preoccupati solamente della gestione di ciò che accade all’interno dei propri confini.

È per questo che la maggior parte delle aziende trarrebbe beneficio da strutture di connessione cloud-based di tipo “molti-a-molti”, all’interno delle quali possano connettersi facilmente e coordinarsi con i propri partner commerciali, indipendentemente da dove si trovino fisicamente, rispondere in tempo reale ai cambiamenti della domanda e dell’offerta, ottimizzare i processi esistenti e scoprire nuovi modi per catturare valore, in pratica si tratta di concepire che anche se a tutti sono familiari i giochi a somma zero, dove qualcuno vince a scapito degli altri, nella supply chain si è difronte a un gioco a somma non zero, dove in pratica o tutti vincono o tutti perdono e, per tale motivo, conviene cooperare in rete.


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