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Procrastinare, o pensare, decidere e agire?

Procrastinare è lo sport più diffuso tra manager, collaboratori e imprenditori tanto nelle PMI quanto nelle grandi aziende. Sembrano tutti discendenti diretti di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore. Lo stratega dell’attesa, alla faccia dei danni che Annibale portò in Italia. Tant’è che il senato romano non appena poté sostituirlo con Scipione lo fece. Scipione era un decisionista illuminato e infatti ebbe ragione sul nemico.

 

Procrastinare è nella nostra natura?
Rimandare, danneggia noi e la nostra attività

Procrastinare, che cosa comporta?

Procrastinare è il ritardo volontario di un atto previsto, nonostante la consapevolezza che questo rinvio ci danneggerà. Quindi procrastinare è per definizione un comportamento irrazionale, perché è contro noi stessi e il nostro benessere.

Pensaci, sai che affrontare la tua lista di cose da fare ti renderà contento, meno stressato e più produttivo, ma troppo spesso non lo fai. Cerchi di pensare a nuove liste, o di pianificare la tua attività con l’utilizzo di app e tecnologie, ma non serve a nulla.

Procrastinare è un problema emotivo, gli studiosi l’hanno definito come una strategia di coping incentrata sulle emozioni per affrontare le emozioni negative.
Prova a pensare a quando ti appresti a svolgere un compito o a prendere una decisione. Ti fai un’idea di come quanto stai per fare si svolgerà e inizi a pensare che ti stresserà, ti farà sentire male. Ecco che il nostro coping emozionale interviene per tenerci lontani da questa brutta sensazione, così evitiamo il compito.

L’evitamento emotivo che il nostro cervello, spesso inconsciamente, impiega è simile a quello messo in atto quando siamo preda dell’ansia. Evitiamo le minacce esterne percepite “interrompendo” l’accesso sia ai buoni sia a i cattivi sentimenti. Procrastinando, stiamo evitando un compito assumendo che il compito ci farà sentire male, perdendo ogni sentimento di realizzazione, o successo.

Studi scientifici hanno stabilito collegamenti tra procrastinazione ed emozioni negative come la frustrazione e il risentimento. Questo rende ancora più difficile far fronte alle ipotetiche emozioni negative che prevediamo creerà il nostro compito. Invece di sentirci ancora peggio, optiamo per qualcosa che ci fa sentire bene. Quindi finiamo con cercare il “benessere” a breve termine a costo di una soddisfazione a lungo termine. Il meccanismo è definito dagli studiosi come “cedere per sentirsi bene”.

Procrastinare, la volontà influisce?

Cedere per sentirsi bene non riguarda la forza di volontà o costringersi a fare qualcosa che si odia. Piuttosto si tratta di gestire le emozioni in modo che non vengano dirottate dal nostro “critico interiore” che è poi il punto centrale del procrastinare.

Gli studi sul tema ci dicono che esistono correlazioni positive tra procrastinare e il continuo ponderare. Così come esistono correlazioni negative tra procrastinare e consapevolezza e auto compassione. In altre parole più ponderiamo e meno consapevolezza, auto compassione, ci concediamo e più rimandiamo le nostre decisioni, o azioni.

I sensi di colpa, o la mancanza di auto compassione, sono un conflitto tra le tue intenzioni e le tue azioni. Il senso di colpa è un tipo di pensiero a lenta e ripetitiva ponderazione. Si nutre di se stesso e prosciuga la nostra capacità di portare a termine il lavoro.

L’atto di posticipare decisioni e azioni è connesso in modo significativo a pensieri automatici negativi. Quindi, e più in ​​generale, oltre a pensieri automatici negativi incidono pensieri che riflettono la necessità di essere perfetti e una mentalità altamente autocritica.

Procrastinazione, come affrontare e superare il problema?

Accettare ed essere più compassionevole nei confronti dei nostri comportamenti può essere la chiave per uscire da questa spirale auto perpetuante. Sapere che procrastinare è un problema di regolazione emotiva piuttosto che un problema di gestione del tempo è un buon inizio. Quali passi, però, possono essere fatti per migliorare il nostro comportamento.

Invece di preoccuparti dell’enorme progetto che devi affrontare e di tutto lo stress che comporta, chiediti “solo” quale sarà la prossima azione. A esempio, a fronte dell’enorme quantità di email che giornalmente si riversano nel tuo computer inizia a pensare:

  1. prima azione devo aprire il mio computer;
  2. seconda azione devo leggere l’email;
  3. terza azione ……….’

Cerchi assistenza tecnologica per intraprendere l’azione successiva? Alcune app possono aiutare, in particolare quelle che si concentrano sull’identificazione e l’assegnazione di priorità alle azioni. Anche l’utilizzo della metodologia “AGILE” può aiutarti a concentrarti sull’attività successiva. Attento però, perché la tecnologia non affronta i problemi emotivi sottostanti il procrastinare.

Procrastinazione, la consapevolezza è la soluzione.

Spesso tiriamo in ballo la volontà, ma è un concetto scivoloso e secondo recenti studi ha un ruolo minore di quello che pensiamo. Invece dovremmo coltivare un’altra abilità mentale la consapevolezza, o mindfulness. La consapevolezza ci aiuta a sviluppare altre abilità utili quali la concentrazione, il non giudizio e l’equanimità. Queste competenze sono in linea con i risultati delle ricerche. Questi mostrano il ruolo vitale della regolazione emotiva nel ridurre il procrastinare e migliorare la produttività.

Quindi la consapevolezza può aiutarci a rimanere calmi e non giudicanti di fronte allo stress da lavoro. Saremo più capaci di impegnarci, ridurremo lo stress, avviando così un ciclo di feedback positivo.

Pertanto impariamo a trattare la procrastinazione come un problema di consapevolezza, riconoscendo le emozioni e equilibrando l’umore. In questo modo superiamo l’ostacolo del rinvio e riusciamo a portare a termine il lavoro aumentando la nostra produttività. Inoltre migliorerà anche il senso di benessere della nostra vita lavorativa e privata. La prossima volta che affronti una decisione, o un progetto, che vuoi rimandare chiediti solo “qual è il prossimo compito?”, farai più lavoro e potresti persino divertirti.

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