Organizzazione & risorse umane


Lezione per le PMI, cosa possiamo apprendere da COVID19.

Come reagiranno le PMI alla ripresa dopo la pandemia.

COVID19 quale lezione alle PMI e come ripartire più forte di prima.

Lezione alle PMI da COVID19. La diffusione del virus ha colto tutti impreparati. I governi delle nazioni, anche di quelle più organizzate, che avrebbero dovuto avere i piani pandemici. Le organizzazioni sanitarie che pure avrebbero dovuto sorvegliare sulla salute dei cittadini.

Questo corona virus, con la sua elevata capacità di contagio, ha provocato nella stragrande maggioranza della popolazione mondiale una semplice influenza. Nelle fasce più deboli, invece, ha avuto la capacità di creare gravi problemi di salute e mietere molte vittime. Lo ha fatto con una forza 10 volte superiore a qualsiasi altro virus influenzale conosciuto fino ad oggi. Il pensiero va a chi non c’è più, e agli operatori sanitari in prima linea che hanno assistito i pazienti rischiando la malattia.

Lezione alle PMI, una premessa.

Dobbiamo, però, guardare ad alcuni fatti concreti se vogliamo capire ciò che sta accadendo  e trarne una lezione per il domani. La presenza del virus in Italia, ma non solo, c’era già nell’ultimo trimestre del 2019. In quel periodo sono state rilevate polmoniti anomale in Val SerianaCrema, Milano, solo per citarne alcune. È dal 2018 che durante il periodo influenzale i medici notano un aumento anomalo di polmoniti. Come mai nel recente passato mai a nessuno è venuto in mente di scatenare quanto è accaduto negli scorsi mesi?

2 approcci comuni tra la gestione del COVID19 e quello delle PMI.

  1. Il pressapochismo delle istituzioni preposte alla sorveglianza sanitaria, ad ogni livello, e lo stato dei servizi sanitari. Questi ultimi hanno ricevuto scarsa attenzione dalle istituzioni amministrative locali. Pensiamo solo al fatto che l’Italia è 19.ma trai i paesi europei per il rapporto abitanti/posti di terapia intensiva – dati OCSE 2017 -.
  2. L’incapacità nell’affrontare i problemi senza farsi sopraffare dalle emozioni. Siamo stati preda della paura pur sapendo che oggi l’umanità ha strumenti scientifici enormi per risolvere le malattie. Privilegiamo sempre la strada di risolvere l’effetto provocato da una causa a discapito di una logica sistemica.  A riprova di ciò è sufficiente guardare le azioni disarticolate e di crescente draconiana stupidità. Agiamo come il Professor Otto Von Kranz medico tedesco interpretato da Paolo Villaggio “ …infezione da dito sale a mano, da mano a avambraccio …. noi tagliamo braccio e risolviamo problema Ja!!!”.

4 carenze culturali comuni tra gestione del COVID19 e delle PMI.

  1. Scarsa formazione e addestramento del personale medico e paramedico presente presso i pronto soccorso a fronteggiare una epidemia. Frutto questo della scarsa attenzione che in Italia sì pone a formazione e preparazione del capitale umano.
  2. Tecnologia inadeguata ai tempi in cui viviamo. Parliamo di industria 4.0, smart working, lezioni on linee. La realtà, invece, è fatta da infrastrutture logore, chi ha dovuto utilizzare le video conferenze lo ha provato sulla propria pelle. Nelle famiglie, quando va bene, c’è un solo personal computer  conteso tra una video conferenza e una lezione online. Taciamo solo per pietà riguardo al sito INPS, preposto a raccogliere le domande di sostegno al reddito, che collassa.

3 competenze carenti tra gestione del COVID19 e delle PMI.

  1. Mancanza di leadership, basta osservare cosa accade tra scienziati, governatori delle regioni e capo del governo, o ministri. Chi guida effettivamente la crisi? Chi sì assume l’effettiva responsabilità delle scelte? Guida la politica centrale, quella locale, il comitato scientifico? Insomma qual’è la catena di comando?
  2. Comunicare è un’abilità che in momenti come questi deve essere esercitata con perizia, senza lavorare sulla paura come è stato fatto e sì continua a fare. Con politici che sì sovrappongono nelle disposizioni, sempre più coercitive, alla popolazione. Senza contare la gestione dei dati, approssimativi e incompleti, comunicati giornalmente e in ordine sparso da istituzioni regionali e centrali.
  3. Mancanza di organizzazione e pianificazione. Scopriamo nell’emergenza di essere privi negli ospedali, ma non solo, dei più elementari dispositivi di sicurezza individuali: guanti e mascherine. Di avere ospedali inadeguati a una opportuna segregazione tra possibili pazienti infetti e percorsi per malattie individuali.

Qual è la lezione per le PMI

Nei fatti, in questa situazione di emergenza, sono sette i punti che sono comuni, in tutto o in parte, nella quotidianità di molte nostre aziende. Al giorno d’oggi il principale motore dell’economia sono la conoscenza e la capacità di creare valore aggiunto. A partire dai dati, dalla gestione di questi e dalle informazioni, mentre  l’unità di base del lavoro produttivo è la squadra, non più l’individuo. L’approccio pressapochista e ignorante di fronte a delle difficoltà più o meno evidenti non aiuta le nostre PMI. Le aziende prosperano e creano valore se sono in grado di applicare la conoscenza al lavoro coordinando team di collaboratori. La conoscenza in possesso al singolo imprenditore, o manager, o esperto che sia non è più adeguata.

Cosa accade nella gestione di molte PMI.

La carenza di leadership nei nostri piccoli e medi imprenditori e nei loro collaboratori è grave. Mancano nel compito emotivo del leader che dovrebbe venire prima di tutto il resto. Questo perché è  l’espressione da cui trae origine la leadership e che porta alla luce la parte migliore di ciascuno dei collaboratori. Anche l’approccio alla risoluzione dei problemi è deficitaria nelle nostre imprese. È raro vedere aziende che affrontano i propri problemi con un approccio di sistema. È molto più frequente assistere a soluzioni tampone e alla caccia di un colpevole, piuttosto che a approcci più lungimiranti rivolti al lungo periodo. C’è da aggiungere la diffusa mancanza di organizzazione e di pianificazione. Confusione di ruoli e responsabilità, nessuna attenzione alla crescita delle competenze e alla formazione dei collaboratori. Taciamo, poi, sulla effettiva capacità di comunicare all’interno delle organizzazioni dove, quando va bene, ci si parla. Da qui si capisce quanto sia fondamentale che le PMI apprendano bene la lezione e agiscano rapidamente.

Come ripartire più forti di prima!

Occorre che questa lezione le PMI la comprendano bene. Imprenditori e manager devono iniziare subito a influenzare il cambiamento della propria organizzazione. Oltre al limite culturale da superare, legato ai vecchi modelli organizzativi, è indispensabile rivedere l’organizzazione delle imprese privilegiando una maggior agilità organizzativa. Ciò comporta uno sviluppo delle competenze trasversali o soft skills. Occorre puntare in modo deciso a programmi di sviluppo della leadership del capitale umano: capacità relazionale; risoluzione dei problemi; gestione dei conflitti; pianificazione delle attività in funzione degli obiettivi.

Dove investire per sostenere la ripartenza?

I primi investimenti da fare devono riguardare la formazione di imprenditori, collaboratori e manager. Chi guida l’azienda deve comprendere che non è più procrastinabile lo sviluppo di concreti progetti di trasformazione organizzativa.Bisogna rendere il lavoro accessibile tecnologicamente, cognitivamente e fisicamente, ma anche in grado di assicurare lo sviluppo e la valorizzazione dell’adattabilità. Si deve mettere le persone al primo posto, sempre.

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