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Vi stanno facendo micromanagement? Ecco come riconoscerlo e reagire

Micromanagement che cosa è?

Se ultimamente vi sentite davvero in difficoltà con i soliti compiti al lavoro, che in teoria sapete svolgere perfettamente, e non riuscite a venire al nocciolo della questione, sappiate che la colpa di questo rallentamento improvviso potrebbe non essere vostra. Spesso infatti, nella gestione di progetti complessi, ci potrebbero essere sopra di voi dei superiori che non sanno gestire il flusso di lavoro come andrebbe fatto, e causano così dei cortocircuiti esecutivi che mettono in difficoltà i singoli lavoratori coinvolti.

Una delle cause più comuni di questi cortocircuiti è il micromanagement, che si verifica quando un superiore controlla troppo da vicino e ossessivamente il lavoro dei suoi subordinati e del suo team.

Come il micromanagement influenza il team

Il più recente sondaggio condotto da Linkedin Learning sui comportamenti più frustranti che un manager possa avere, ha rivelato che il micromanagement si trova al secondo posto, a seguito del primo classificato relativo agli obbiettivi non chiari e cambiati troppo spesso. Il sondaggio riporta che queste due problematiche, oltre alla terza e alla quarta in classifica, che sono il “non esserci mai” e il “non incoraggiare il miglioramento dei dipendenti”, hanno portato il 36% degli impiegati a lasciare il proprio lavoro a causa anche di una sola di queste problematiche: un altro 15%, invece, sta valutando di lasciarlo proprio perché afflitto da uno di questi temi.

 

Come riconoscere il micromanagement

Non bisogna sicuramente confondere periodi di grandi carichi lavorativi in cui il rapporto col proprio superiore può “scricchiolare” con il micromanagement. Questo si può riconoscere però, attraverso specifici atteggiamenti.

  • Vi fanno perdere nei report – Per timore di perdere il controllo, il micromanager chiede costanti report, che vi faranno perdere tempo e che non mostreranno nemmeno miglioramenti, dato che saranno più del necessario.
  • Non sanno delegare – I micromanager sono convinti di saper fare meglio degli altri, così mettono sempre mano al vostro lavoro, perdendo ulteriore tempo in rifacimenti e riscritture, invece di indicarvi semplicemente cosa può essere migliorato.
  • Bruciano la forza del team – Si lamentano costantemente del lavoro dei propri sottoposti per così avere prova della loro “superiorità”, trovando sempre errori nel lavoro fatto dagli altri. Così scoraggiano il team e lo “perseguitano”, chiedendo di essere messi in copia anche a mail che potrebbero ignorare.
  • Sono ossessionati dai dettagli – Invece di vedere la big picture nei progetti, vi correggono ogni piccola virgola: dato che siete dei professionisti assunti apposta per gestire determinati aspetti e prendere decisioni, se il vostro superiore vi mette inoltre nella condizione di chiedere la sua approvazione su ogni singola azione, probabilmente è un micromanager.

 

Non inasprite i rapporti

Jenny Chatman, professoressa di management alla Haas School of Business dell’Università di Berkeley e Jean-François Manzoni, professore di management di INSEAD, intervistati da Harvard Business Review riguardo al tema, sono entrambi d’accordo nel sostenere che fin quando ci si trova nello stesso ambiente di lavoro, è consigliabile non ribellarsi direttamente ai micromanager, perché, amplificando il livello di stress si otterrebbe solo un inasprimento del loro comportamento ossessionato dal controllo, che è uno dei loro drive principali, e a subirne sareste comunque voi, dato che lui è il vostro superiore. Una strategia vincente è però cambiare il modo in cui si lavora insieme, migliorando la loro percezione del vostro modo di lavorare nella quotidianità.

 

Come reagire al micromanagement

Potete usare delle tattiche precise per liberarvi da queste “ombre” sul lavoro, ad esempio tenetele nel loop: se vogliono update sull’andamento del progetto, dategliene a raffica, magari scrivendo anche email non richieste in cui fate il punto su aggiornamenti cruciali, così da guadagnare la sua fiducia mostrandogli la vostra (onni)presenza e determinazione.

Un’altra buona tattica da adottare è decidere sin dall’inizio dei progetti in maniera ultraprecisa a che livello saranno coinvolti: mettendo così dei paletti, eventualmente incapperanno nei loro stessi errori e non potranno incolparvi di niente. Lavorate, di base, sulla fiducia: un micromanager è un control freak che vede tutto e tutti come non alla sua altezza, quindi se lavorerete in modo ineccepibile, dimostrando che avete capacità gestionali invidiabili, e individuerete nel contempo i suoi maggiori punti di stress e insicurezza, potrete nel tempo imparare a tamponarlo ad occhi chiusi guadagnando la sua fiducia, così che non sentirete più il fiato sul collo.

 

La cultura aziendale prima di tutto

Se siete capitati in un luogo dove si trova un micromanager ad un livello alto, è giusto farvi delle domande. Le persone dovrebbero trovarsi in contesti lavorativi sani in cui si sentono apprezzate e supportate nella loro crescita: se vi trovate invece in un luogo di lavoro tossico, è possibile che i responsabili non abbiano cura di come vengono trattati i dipendenti e permettano ai micromanager di operare liberamente, guardando solo al risultato e alle loro opinioni.

Per evitare di finire vostro malgrado in un ambiente malsano, durante un colloquio di lavoro fate molta attenzione a come si comportano le risorse umane: se il personale vi sembra attento e preparato, o se l’unico focus è assumere qualcuno. Inoltre, chiedete di incontrare il team prima di accettare un’offerta: in un luogo aperto e trasparente sarà una richiesta apprezzata, e in questo modo potrete avere una prima impressione “di pancia” sull’ambiente e sulle persone con cui condividerete le vostre giornate lavorative.

Fonte : Mashable Italia by Chiara Monateri

Pubblicato in data 19 febbraio 2020

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